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1996 >
I
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associazione
culturale
san gia...zz
DIREZIONE
ARTISTICA
francesco rosati
DIREZIONE
ESECUTIVA
nicola pettola
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GRAFICA
ars idea studio
WEB
DESIGN
luigi sorella
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SAN GIA...ZZ FESTIVAL STORY
Iniziato
nell’agosto del ‘96, con diverse edizioni
all’attivo e una crescente presenza di pubblico,
il San Gia...zz Festival rappresenta una delle più
riuscite operazioni culturali della regione Molsie.

Parteciparvi
equivale a partecipare ad una grande festa, una
kermesse di suoni, colori e sapori, che vede
l’evento musicale, seppure di rilievo, mai fine
a se stesso, ma come culmine massimo di un momento
emozionale strutturato in un percorso, dinamico e
sinergico, che parte dalla vista, passa per il
gusto, si esalta per il tatto e l’olfatto e
trionfa nell’udito.
Un vero happening che,
sobriamente ed elegantemente, coinvolge tutti in
esperienze collettive esaltanti, abilmente pensate
per essere vissute e percepite liberamente,
secondo le sensibilità individuali.
La
capacità aggregante del jazz, in tutte le sue
forme più o meno colte è universalmente
riconosciuta, ma in questo caso il tutto viene
esaltato da due fattori riconducibili ad una
matrice popolare comune al jazz stesso.
Il
primo è rappresentato dalla precisa volontà di
prediligere gli stili e le sonorità tipiche di un
repertorio jazzistico arricchito da folklore
popolare ("World Music"). Oltretutto, a
sottolineato che, le formazioni e gli artisti che
hanno calcato le scene del San Gia...zz Festival
rappresentano sotto ogni aspetto, tecnico,
stilistico e di ricerca quanto di meglio il
panorama musicale, nazionale ed internazionale,
possa offrire. La volontà degli organizzatori è
sempre stata quella di ricercare e proporre
artisti mai presenti nella nostra regione.
Il
secondo nasce dal connubio di due antiche forme
d’arte, quella culinaria e quella musicale,
"un legame intimo fra due sfere sensoriali e
conoscitive solo superficialmente distanti."
Lo
stile del festival si è definito negli anni con
la messa in rilievo dalla precisa volontà di
prediligere generi come il latin, il funk, l’etno:
sonorità certo contaminate, ma indubbiamente
feconde ed espressive dell'impianto formale del
jazz misurato con il dialogo melodico e timbrico,
arricchito del tipico sound ispano-afro-americano,
a base di ottoni e percussioni.
Un progetto
ambizioso che mira ad individuare le risorse
artistiche del jazz italiano e ad anticipare le
tendenze più interessanti, capaci di celebrare
elementi tipici di latitudini geograficamente
calde - anche per questo, più nostre - fondendo
il sound fresco ed esuberante del linguaggio
jazzistico con i ritmi e le armonie impetuose,
drammatiche e passionali della musica mediterranea
più pura ed arcaica.
Così
il "San Gia...zz" si è caratterizzato
per essere un evento culturale, divenuto
tradizione popolare, che vede la musica
sapientemente affiancata da esperienze
eno-gastronomiche, in un’atmosfera che, come in
un magico caleidoscopio, si propone di far
rivivere le armonie ironiche ed avvolgenti, i
sapori caldi e diversi del nostro Sud, un Sud
reale e immaginario che, al contempo, accomuna e
disgrega, ma che, comunque, ci accompagna verso
una ritrovata consapevolezza, un chiarito senso di
appartenenza, un riconquistato "tempo
perduto".
Un
aspetto certamente trascurato è stato il luogo la
localizzazione della manifestazione. Fino al 2001,
Piazza Roma, sicuramente non idonea, in quanto
rumorosa e dispersiva degli effetti sonori. Nel
2002 la manifestazione è stata trasferita nella
piazza antistante la chiesa (Largo del Tempio), in
una cornice architettonica dominata dal campanile
della chiesa, dove il festival sembra aver trovato
la sua più naturale collocazione, riscuotendo un
notevole successo di pubblico.
Riuscito
il modello organizzativo che affianca alla
valorizzazione delle sonorità jazzistiche ed
etniche, tipicamente meridionali, un percorso di
recupero e riscoperta dei prodotti
eno-gastronomici locali, propri delle nostre più
antiche tradizioni popolari, proponendo i prodotti
tipici della cucina molisana, con particolare
attenzione a pietanze, ormai in disuso, della
cultura contadina, sapientemente accompagnate da
rinomati vini d.o.c., prodotti in aziende locali.
Tinte,
sonorità e sapori, forti caldi e dilatati, in
grado di evocare il vissuto di ognuno di noi e di
celebrare un sano ed equilibrato trionfo dei
sensi, attraverso i laboratori del gusto, curati
dalla Slow Food con lo scopo di rieducare i sensi.
La
ricostruzione delle filiere produttive dei cibi
diventa, così, strumento conoscitivo ed
educativo, attraverso il quale riappropriarsi del
piacere del cibo e godere delle diversità delle
ricette e dei sapori, riconoscendo la varietà dei
luoghi di produzione e la diversità delle
tecniche di preparazione.
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